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Ritratto del seduttore: come riconoscerlo: dongiovanni e casanova - letteratura

Tra letteratura, mito e realtà
Ritratto del seduttore
Riconoscere un dongiovanni per difendersi

Giulia Lionetto Civa


Non esistono, ad oggi, vaccini che possano premunire una donna dalle nefaste conseguenze dell’incontro con un seduttore, un dongiovanni, un casanova…  intrigante, affascinante e irresistibile, quest’uomo può ridurla in suo potere, vendendole l’illusione di  essere l’unica.  L’intelligenza e la serietà di lei c’entrano poco e possono incidere solo fino a un certo punto: Lui possiede l’imperscrutabile dono di attrarre a sé la persona dell’altro sesso  senza che essa riesca ad opporre resistenza; esercita un pericoloso potere che gli consente di se-durre ossia, secondo l’etimologia del termine, di condurre l’altro altrove, lontano dal proprio sé e dai propri equilibri.
Ma, se è difficile resistergli, si potrebbe quanto meno cercare di starne alla larga … a patto, ovviamente, di saperlo riconoscere. A questo scopo vediamo di tracciarne un profilo completo, una sorta di identikit.
Prendiamo un seduttore di carta, Don Giovanni, e uno di carne che volle imitarlo, Giacomo Casanova. I due sono considerati I Seduttori per antonomasia tanto che i loro nomi sono ormai sinonimi del termine. Spagnolo il primo, italiano il secondo, incarnano il mito dell’amante latino, proverbialmente virile, passionale, seducente; il classico mascalzone che prende allegramente in giro le donne e può collezionarle a dozzine.
Don Giovanni è tratteggiato per la I volta nel 1630, in una commedia di Tirso de Molina. Il personaggio sarà successivamente ripreso da Molière (Don Juan ou le festin de pierre, 1665); Goldoni (Don Giovanni o la punizione del dissoluto, 1730); Lord Byron (Don Juan an Epic Satir, 1824); Puskin (Il convitato di pietra,  1830) e A. Dumas padre (Don Juan de Marana ou la chute d’un ange, 1836). Da ultimo Mozart lo mette in musica, facendone un capolavoro. Don Giovanni è libertino, irriverente e freddo: vede le donne come oggetti da usare e poi gettare. Suo unico obiettivo è sedurle.
L’esistenza di Giacomo Casanova, invece, è ricostruibile a metà tra realtà e letteratura. Fu, infatti, un avventuriero, scrittore e poeta vissuto tra il 1725 e il 1798, autore e protagonista delle memorie “Histore de ma vie”. In quest’opera, traccia l’autoritratto di un seduttore-collezionista, concentrato sul numero delle proprie prede e indifferente alle conseguenze del proprio agire.  Poiché frequentò Da Ponte, librettista del “Don Giovanni” di Mozart, e partecipò alla Prima dell’opera, alcuni ritengono che Casanova abbia voluto sfidare il mito del Don Giovanni con lo scopo di superarlo non nella finzione letteraria bensì nella realtà. L’uomo Casanova, tuttavia, presenta una maggiore umanità dell’archetipo Don Giovanni: il suo agire non è governato solo da freddo calcolo, ma anche da passione e “innamoramento”, sebbene la fiamma irrimediabilmente si estingua nel giro di pochi giorni.
Quando si pensa a un navigato seduttore, è automatico pensarlo attraente, dal piglio virile, bello. Ma, chi pensa di sfuggire ai donnaioli semplicemente rifuggendo i belli, si sbaglia. Passati i tempi della scuola in cui spetta solo al più carino della classe infrangere cuori, infatti, potrebbe capitare di imbattersi in casanova di media statura, con pingue pancetta e  tartaruga rovesciata.  Capace di compensare l’aspetto mediocre con il fascino di una loquela inebriante, questa tipologia meriterebbe Codice Rosso: l’aspetto rassicurante e pacioso vi indurrà a sottovalutarne il potenziale venefico e, smaltita la sbornia, alla beffa si aggiungerà il danno.
Tanto per citarne uno, il buon D’annunzio che mandò al manicomio ben due amanti, in monastero un’altra  e le restanti abbandonò senza battere ciglio, era alto un metro e 64, di colorito pallido, senza capelli, con il naso troppo grosso, gli occhi cerchiati e una voce “melata”.
Cosa dunque dovrebbe mettere in guardia? E’ troppo cinico affermare che se un uomo appare esageratamente perfetto probabilmente nasconde qualche inganno? Forse no, se si legge (e si smaschera) il piano strategico del Don Giovanni di Soren Kierkegaard (Diario del seduttore 1843):  
“Che cosa devo fare? Devo affascinarla? No, per niente… Che cosa devo fare? Mi plasmo un cuore in tutto simile al suo”, cosicché ella “con la fantasia, che è il vero mezzo di comunicazione tra lei e me  si convincerà delle qualità del suo ingannatore, e cadrà finalmente nella trappola che le è stata tesa.” Perciò se Lui dirà solo ciò che vorreste sentire, se dichiarerà amore assoluto al primo appuntamento pur restando sfuggente, se manderà fiori, aprirà la portiera dell’auto, non sbadiglierà davanti a un film romantico o non guarderà la finale di Calcio di sottecchi in pizzeria, è bene avere quantomeno l’accortezza di aspettare qualche tempo prima di sbandierare ai 4 venti che si tratta dell’uomo della propria vita.
Una tecnica diversa (ma altrettanto infallibile) è quella di mettere due donne in competizione. Sia concesso affermare che codesta tecnica appartiene soprattutto al seduttore di mediocre aspetto. Ah psicologia femminile! Invece di far scappare a gambe levate, è probabile che il “meraviglioso” Trofeo divenga oggetto di un’accanita contesa.
Quando si è talmente fortunate da imbattersi in un uomo che non occorre “analizzare” perché la fama di seduttore lo precede mettendo debitamente in guardia, è meglio non illudersi di poterlo cambiare. Di fronte a questa categoria, non esiste via migliore della fuga: fuggite subito, c’è poco da ammirare … molto da compatire. Somiglia, di solito, poco al ritratto compiaciuto e di parte che Casanova fa di se stesso e più all’uomo ossessionato e vagamente penoso descritto da Vitaliano Brancati nel romanzo del 1954 “Paolo il caldo”. Vittima dei sensi che annientano la ragione, fondamentalmente solo e, in fondo, in fuga da se stesso, dopo essere stata scottate vi accorgerete che è più mediocre di tanti altri e sicuramente molto meno affidabile. Non è detto nemmeno che sia sempre valido il mito riguardo alla virilità di un donnaiolo.  Il bell’Antonio, protagonista dell’omonimo romanzo di Brancati, gode della fama di grande amatore, è amato e desiderato da tutte le donne, ma in realtà è impotente. Non tutto, non sempre, è come appare.







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