Il Lupo Mannaro esiste davvero? - ZIP Rivista Letteraria per i Giovani

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Il Lupo Mannaro esiste davvero?

Il lupo mannaro esiste davvero?
Basi scientifiche e mediche di una antica credenza

di Luigia Di Biagio

Quanto c’è di vero nelle leggende e nelle storie sul lupo mannaro? Forse più di quanto pensiamo, perché la licantropia trova precisi fondamenti nella scienza e nella medicina. Questo vuol dire che esiste la concreta possibilità di imbattersi in questo essere mostruoso durante una notte di luna piena? Vediamo di scoprirlo.
Per prima cosa occorre chiarire che lupo mannaro e licantropo non sono due sinonimi perfetti. La differenza fondamentale consiste nella volontarietà o meno della trasformazione che è involontaria per il lupo mannaro e volontaria per il licantropo, uomo che si trasforma in lupo senza perdere l’uso della ragione e quindi mantenendo una  componente umana.
Il mito del lupo mannaro e del licantropo ha origini antichissime. Esso assume originariamente un significato non necessariamente negativo, inserendosi nell’ambito del complesso rapporto tra uomo, divino e universo magico. Fu soprattutto il Cristianesimo ad imprimere un marchio negativo alla commistione uomo-lupo, considerato segno inequivocabile dell’intervento del maligno e di depravazione fisica e morale. Le testimonianze di avvistamenti di lupi mannari nel Medioevo e nel successivo Rinascimento sono numerosissime tanto che è possibile parlare di una sorta di isteria collettiva. Il fenomeno era ricollegato a pratiche magiche e alla conoscenza di erbe capaci di dare poteri misteriosi e sconosciuti. Tra le pratiche capaci di innescare la trasformazione si ritenevano esserci il bere acqua licantropica, ossia acqua piovana raccolta nelle orme di un lupo, oppure il pronunciare per tre volte il nome di un lupo mannaro dopo essersi tolti i vestiti e aver orinato su di essi. Se questi sistemi funzionassero davvero non è possibile dirlo. È certo, tuttavia, che dovesse necessariamente comportarsi come un animale invasato  e pericoloso chi si avventurava a bere un intruglio micidiale fatto di grasso di lupo e sostanze tossiche dagli effetti psicotropi come bella donna, papavero, oppio, zafferano, solano e prezzemolo. Molto diffusa era, inoltre, la credenza secondo cui il morso di un lupo mannaro trasformasse automaticamente la vittima in un suo simile.
La soluzione più diffusa per liberarsi di questi mostri era il rogo: i presunti licantropi bruciati tra il 1300 e il 1600 oscillano tra le ventimila e le centomila vittime. Ma si trattava davvero di lupi mannari? In qualche caso erano semplicemente dei folli o dei delinquenti che, approfittando della paura collettiva, si ricoprivano di pelli di lupo per dare sfogo alla loro violenza e perpetrare indisturbati i loro crimini. In altri, si trattò molto più semplicemente di vittime della superstizione e della paura … in altri, però, potrebbe davvero essersi trattato di “uomini-lupo”. Un quadro, conservato nel castello di Ambras presso Innsbruck, ad esempio, ritrae un’intera famiglia dai tratti metà umani e metà lupeschi. Lo strano ritratto si trova ancora nella  Camera dell'arte e delle curiosità del castello, fatta costruire da Ferdinando II d'Austria nel XVI secolo per ospitare oggetti bizzarri e curiosità scientifiche.
In tutto ciò, non abbiamo ancora accennato alla trasformazione in lupo durante le notti di luna piena? Il primo autore ad associare il lupo mannaro alla luna è stato, probabilmente, lo scrittore medievale Gervasio di Tilbury. Questo elemento, originariamente poco presente nella tradizione popolare, conobbe uno straordinario successo proprio in ambito letterario e, in particolare, nella letteratura gotica del XIX secolo.
Furono soprattutto  C. Maturin nel suo The Albigenses e il quasi contemporaneo G. W. Reynolds, autore di Wagner the Wher-Wolf, a mescolare spunti della tradizione nordica sui lupi mannari con  elementi rifacentisi agli antichi miti lunari. Il cinema ha consacrato questo legame, sposando anche la tesi che il morso di un lupo mannaro contagi automaticamente il morbo.
Fin qui le basi mitiche e letterarie della credenza. Ma quali sono le basi scientifiche? E, tornando alla domanda iniziale, potrà capitarci di incontrare davvero un lupo mannaro? La risposta è si. L’uomo-lupo più innocuo nel quale potremmo imbatterci è una persona affetta da ipertricosi, detta anche “sindrome del lupo mannaro”. Si tratta di una disfunzione grave e invalidante di origine genetica, caratterizzata dalla crescita di una folta  peluria su ogni parte del corpo, anche su quelle parti di norma glabre come il  volto, il naso e le mani. Questi soggetti, che di pericoloso non hanno assolutamente nulla, vivono spesso in condizioni di isolamento e di emarginazione a causa del loro aspetto. Il più noto appartenente a questa tipologia di “lupi mannari” è Larry Gomez, noto anche come “uomo lupo”, attore e trapezista messicano entrato nel Guinnes dei Primati come uomo più peloso del mondo.
Meno innocua, invece, potrebbe essere un’altra forma di licantropia di origine psichiatrica. La patologia, fortunatamente molto rara, è una forma di deliriozooantropico, che può esprimersi in diversi disturbi psichiatrici di personalità di tipo paranoide o in alcune forme di psicosi. La persona è convinta di essersi trasformata in lupo o di essere in procinto di farlo ed assume comportamenti animaleschi che possono eventualmente risultare pericolosi. Testimonianze di tale psicosi sono antiche: la prima è riconducibile al Profeta Daniele che l'attribuisce al re babilonese Nabucodonosor: da qui in psichiatria il nome di licantropia di Nabucodonosor. In seguito ne dà notizia il medico romano Paulus Aegineta durante il Basso Impero. Non mancano tracce nemmeno nei testi medievali. Più recentemente, nel 1977 un caso è stato registrato nel The American Journal of Psychiatry da Harvey Rostenstock e Kenneth R. Vincent.
La malattia probabilmente più vicina alla licantropia, tuttavia, è la Rabbia trasmessa all’uomo dal morso di un cane, di un volpe o di un lupo.  La Rabbia intacca il sistema nervoso centrale provocando mutazioni comportamentali tipiche del nome quali aggressività, violenza, ipersessualità organica.  Le affinità con la tradizione del lupo mannaro sono notevoli sia riguardo alla causa dell’insorgere della malattia sia riguardo alle sue manifestazioni.
Tirando le somme: il legame tra luna piena e licantropia è puramente inventato e letterario. Un uomo dall’aspetto lupesco è semplicemente affetto da ipertricosi e ha la stessa probabilità di essere buono o cattivo di un uomo totalmente glabro … Esiste una remotissima possibilità che vi imbattiate in un uomo affetto da una patologia psichiatrica convinto di essere un lupo: potrebbe, forse, cercare di azzannarvi ma, per fortuna, non avrà né zanne acuminate né forza soprannaturale né tanto meno aspetto lupesco!
Tenetevi lontani dai morsi di canidi affetti da rabbia ma passeggiate senza timore al chiaro di luna!


 
 
 
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