Dall'Assenzio di Degas all'alcolismo giovanile - ZIP Rivista Letteraria per i Giovani

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Dall'Assenzio di Degas all'alcolismo giovanile


Giovani ed alcool
Assenzio, vite maledette e quadri mozzafiato

di Matteo Micale


Il problema dell’abuso di alcool non è una piaga solo dei giorni nostri. Nella Francia del XIX secolo, per esempio, la tendenza del proletariato a cercare scampo nella bottiglia da un’esistenza non felice era molto diffusa. Un quadro che rimanda a questa triste realtà è “L’assenzio”, oggi conservato al Musée d’Orsay a Parigi. Quest’opera è forse una delle più note di Edgar Degas (1834-1917), considerato un pittore impressionista anche se rompe con alcuni schemi tipici di tale linguaggio pittorico: per esempio, a differenza degli altri Impressionisti, lavora in atelier usando dei modelli.
Nel quadro, si possono osservare due poveri della periferia parigina: un barbone e una prostituta. Si tratta di due personaggi ridotti a vita bruta dai fumi dell’alcol, raffigurato sul tavolo davanti a loro. Degas fa trasparire le conseguenze del loro vita viziosa dalle caratteristiche fisiche dei due: si noti il pallore malsano della donna e il viso con tratti sanguigni dell’uomo.  Nella tela, grazie ad un’impietosa rappresentazione della realtà, viene evidenziato tutto lo squallore della vita di chi fa abuso di alcolici: due persone, una di fianco all’altra che si ignorano, incapaci di comunicare, intrappolate nella loro solitudine e nella loro esistenza vuota, smarrita, priva di senso.
Davanti alla donna, con lo sguardo perso nel nulla, si vede un bicchiere con un liquido di colore verdastro: si tratta di Assenzio,  un distillato alcolico, noto anche come Fée Verte (Fata Verde), ad altissima gradazione alcolica tanto da essere stato proibito in Europa per quasi tutto il secolo scorso. Questa sostanza particolarmente abusata nel 1800, venne considerata capace di rende folli e criminali, trasformare gli uomini in selvaggi. Il liquore contiene, infatti, il tujone, il quale in dosi elevate può portare a crisi epilettiche, delirium tremens e morte.   Émile Zola descrisse le gravi intossicazioni da Assenzio nel suo romanzo "L'ammazzatoio".  Picasso rappresentò la dipendenza da Assenzio in ben tre quadri del periodo blu. Il consumo di questa sostanza ha segnato duramente la vita di un altro pittore molto amato, Vincent Van Gogh che, raggiungendo uno stato mentale che alternava depressione e follia, trasferì sulla tela le sue allucinazioni che si mescolavano alla realtà. Van Gogh è considerato uno dei pittori “malati” o maledetti,  per lo stile di vita sregolato, per l’abuso di alcolici e per lo stato in cui dipingeva le sue opere. L’alcool, che non danneggiò la sua pittura, distrusse la sua vita e gli impedì di poter godere del suo talento. Lo stesso accadde ai poeti maledetti Verlaine, Baudelaire, Rimbaut. L'assenzio, tuttavia, non può essere considerato in assoluto più pericoloso e deleterio di altri superalcolici la cui minaccia è spesso sottovalutata dai giovani di ieri e di oggi. Oggi molti ragazzi sembrano volere assumere come loro quello stile di vita insano e autodistruttivo.
Perché  il ventunesimo secolo sembra precipitare nuovamente in quel periodo di tormento, depressione sociale ed economica? Perché i giovani d’oggi preferiscono rinchiudersi in un pub anziché fare delle passeggiate, vivere a piene mani, conoscere e scoprire l’altro?
Il problema del consumo di alcolici tra i ragazzi invece di diminuire sembra aggravarsi, a causa dell'età sempre meno elevata dei bevitori. Spesso si attende il sabato per divertirsi e liberarsi da tutte le tensioni, le noie e le fatiche accumulate nel corso della settimana. I ragazzi hanno molti modi di svagarsi perché le nostre città offrono numerose e varie possibilità di divertimento. Nonostante questo, nella maggior parte dei casi, come ampiamente dimostrato dalle statistiche rilevate, è proprio il sabato il giorno in cui si verificano le peggiori tragedie ed autentiche stragi. La causa prevalente è, appunto, rappresentata dal consumo di alcool. Gli incidenti stradali del sabato notte, infatti, sono spesso la conseguenza delle bravate compiute per mostrare al gruppo di amici il proprio coraggio e la propria “resistenza”, per non farsi emarginare dagli altri. Le percentuali statistiche dimostrano, inoltre, che una buona fetta di ragazzi si dedica al consumo di alcolici a causa dell'immagine di gioia correlata all'alcool e a causa dell’effimera sensazione di benessere che esso è in grado di produrre. L’abuso di alcool, oltre ad essere causa di incidenti mortali, ha conseguenze pesanti anche sul lungo periodo: provoca dipendenza e grave malessere fisico. E’ una trappola che si presenta come motivo di gioie ed ebbrezza fino ad invischiare del tutto: finisce per non essere solo l’evasione di una sera ma storia di tutti i sabati e di tutte le sere! Ad aggravare il quadro contribuisce l’uso di droghe che determinano un mix letale.
Le statistiche dimostrano che in Europa il primo bicchiere viene mediamente consumato tra i dodici e i quattordici anni mentre sarebbe assolutamente necessario ridurre l'uso di bevande alcoliche, limitandone il consumo ai soli maggiorenni.  Le misure capaci di limitare queste stragi, dovrebbero essere applicate innanzitutto all'interno delle discoteche, dei pub, dei bar e degli altri locali che rappresentano la sede naturale di abusi e consumi fuori controllo.  I proprietari dei locali contribuirebbero a salvare molte giovani vite se chiudessero i propri locali a un'ora più ragionevole e se solo distribuissero con coscienza queste bevande. Inoltre, un ruolo importante potrebbe essere svolto da esperti che nelle scuole possano educare e sensibilizzare i giovani, anche fornendo delle testimonianze dirette e toccanti dei disastri che l’alcool causa.  
Oggi si presentano davanti a noi molti ostacoli, come la crisi e la disoccupazione ad esempio, che sembrano prospettare l’alcool come l’unica, sebbene momentanea, via di fuga da una realtà che non ci piace. In un periodo dove si dovrebbe essere tutti uniti per superare le avversità della vita, proprio l’alcool e la droga, in cambio di una momentanea ed inutile  “consolazione”, pretendono la nostra esistenza, ci rubano i nostri affetti e le forze che potrebbero farci reagire.
Ci fanno dividere e separare, allontanandoci da tutti, fino all’esasperazione, rendendoci chiusi ed inebetiti come i protagonisti del quadro di Degas. Reagiamo all’inganno e scegliamo di vivere.


 



E. Degas "L'Assenzio" olio su tela di 92 × 68 cm

 
 
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