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"Sicilitudine e Letteratura" di Giuseppe Ruggeri


"Sicilitudine e Letteratura" di Giuseppe Ruggeri
Aneddoti e particolati poco noti della vita e delle opere dei grandi scrittori siciliani
Tomasi di Lampedusa, Sciascia, Quasimodo, De Roberto, Piccolo e Cattafi

di Giulia Lionetto C.



“Gli autori non sono icone fisse, irraggiungibili e immutabili ma esseri umani con caratteristiche peculiari, abitudini e debolezze” così esordisce Giuseppe Ruggeri autore di “Sicilitudine e Letteratura”, ultima sua fatica letteraria, presentata a Ficarra sabato 21 Aprile nel suggestivo palazzo baronale appartenuto alla Famiglia del poeta Lucio Piccolo di Calanovella. Coerentemente a questa premessa e alla formazione medica dell’autore, il suo libro, che raccoglie una serie di articoli pubblicati dallo stesso Ruggeri sul quotidiano “La Sicilia”, penetra nella quotidianità di sei scrittori siciliani: Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Leonardo Sciascia, Salvatore Quasimodo, Federico De Roberto, Lucio Piccolo, Bartolo Cattafi. L’indagine sulla vita di questi scrittori, condotta dall’autore tramite lo strumento dell’intervista, pur concedendo spazio al gusto per l’aneddotica, non è fine a se stessa ma funzionale alla ricostruzione del retroterra umano e culturale che sta alla base di alcuni capolavori assoluti della letteratura del nostro Novecento.
Spulciando il libro, si scopre che Giuseppe Tomasi di Lampedusa era legato alla madre, la blasonatissima Principessa Beatrice Filangeri di Cutò, da “un vincolo viscerale, quasi esclusivo” causa di prevedibili problemi tra lo scrittore e la moglie, la baronessa russa Alessandra Wolf. Proprio la Principessa Filangeri, appassionata di arte e letteratura, avrebbe scritto un’autobiografia romanzata contenente spunti capaci di ispirare, un decennio più tardi, il capolavoro del figlio tra i cui personaggi essa appare per ben due volte.
Molto interessante anche la ricostruzione della “rivalità” letteraria, scherzosa  e complice, esistente tra Giuseppe Tomasi di Lampedusa e il cugino Lucio Piccolo, tale da spingere il primo a scrivere Il Gattopardo, proprio per dimostrare  a Lucio di poter ottenere un successo maggiore rispetto a quello delle sue liriche.
Le ombre, i fantasmi e le visioni che popolano la poesia di Piccolo, ad oggi ancora seconda al successo del romanzo di Tomasi, sono le stesse che si agitano nel mondo “magico” di Villa Piccolo e nella vita di Lucio, poeta europeo in contatto con Yeats, Montale, Pasolini oltre che amico di Moravia, Sciascia e Consolo, sebbene fermo “in un buco di Sicilia” e per questo apparentemente isolato e lontano dalla Grande Letteratura del Novecento.
Affetti e passioni, invece, affiorano prepotentemente dalle lettere di Salvatore Quasimodo e, in particolare, da quelle inviate a Curzia Ferrari, ultimo amore della sua vita. In queste lettere, una delle quali è riportata in appendice, emerge tutta la forza della passione, del sentimento e della gelosia di un Quasimodo ormai attempato ma ancora estremamente vitale: “volevo stare con te e baciarti vicino al mare”, “vieni subito qui”…  Ruggeri rievoca, inoltre, il rapporto di amicizia, nato a Messina tra i banchi di scuola, tra il poeta e Giorgio La Pira, indagando i possibili risvolti di tale sodalizio nella poesia quasimodiana.
Può l'amore spingere a intraprendere una fatica letteraria? Così fu per De Roberto, autore de "I Vicerè", spinto dall'amata Pia Vigata verso la scrittura di opere teatrali sebbene, in una lettera a Ojetti, lo stesso avesse dichiarato di ritenere il “Teatro una forma inferiore”…
Questo e molto altro è contenuto nel libro di Ruggeri, il cui filo conduttore risiede proprio in quel termine Sicilitudine, coniato da Sciascia e presente nel titolo del suo libro.  Il Professor Cosimo Cucinotta, Ordinario di Letteratura Contemporanea all’Università di Messina, presentando il volume, ha esplicitato il significato di quel termine e il legame che esso stabilisce tra i sei scrittori siciliani. Sicilitudine è la fusione tra Sicilia e solitudine, una solitudine storica prima ancora che esistenziale che diventa, in definitiva, tratto caratteristico ed elemento identitario della Sicilia e dei siciliani, anche nel loro rapportarsi con il Continente. Questa categoria si imprime inevitabilmente nelle opere degli scrittori isolani, protagonisti di una Letteratura che non è mai dialettale, né popolare né chiusa in se stessa ma costantemente protesa verso una dimensione italiana ed europea. Una letteratura in cui torna costantemente il tema della Morte e del Ritorno alla propria Isola, un ritorno a volte semplicemente sognato o immaginato.
Il libro di Ruggeri consente di addentrarsi nei meandri di questa letteratura in modo piacevole grazie a “un linguaggio non togato né paludato ma immediato, spontaneo ed estremamente efficace” secondo l’autorevole giudizio del Prof. Cucinotta. A quest’ultimo (e anche a noi) appare, inoltre, riduttivo considerare la silloge di Ruggeri un insieme di curiosità e di aneddoti essendo essa il frutto di un lungo decennio di lavoro, corredato da un fitto apparato critico e configurandosi piuttosto come un valido strumento di approfondimento della vita e della genesi delle opere dei più grandi scrittori siciliani del Novecento.




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Palazzo baronale di Ficarra

 
 
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