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Primavera: tempo di rinascite

Archivio > XIII numero - Marzo


La primavera dell’anima arriva  allo sbocciare di una nuova emozione

Primavera: il tempo della rinascita
Da Lucrezio a Zola, ecco le molte "primavere" possibili

di Emanuela Garito e Valentina Geraci

Siamo prossimi alla primavera,ad un raggio di sole più mite, a tumulti di fiori che copriranno i nostri giardini… ecco, allora, che sentiamo il bisogno di immergerci nella natura, affascinati da quel senso di rinascita che condiziona anche la nostra persona.
L’ uomo, spesso, vive in uno stato costante di insofferenza, di paura e di scontentezza generale, uno stato d’animo che, talvolta,  giunge a trasformarsi in una vera e propria infelicità. Eppure la speranza sopravvive sempre, anche nei momenti più gelidi e oscuri della nostra esistenza, donandoci quell'energia vitale che permette di guardare oltre e che rende l'anima umana capace di trionfare sulle singole difficoltà, un po' come la primavera fa trionfare la rinascita della natura dopo l’inverno.
Nell'età antica,  Lucrezio nell'Inno a Venere" contenuto nel suo  libro “De rerum natura”, attribuiva alla divinità dell’amore le caratteristiche di bellezza e piacere e, più di ogni altra cosa, la rappresentava come la forza vivificante della Natura: Venere è identificata  con colei che dà fecondità a uomini, animali e terra attraverso il piacere che dà movimento a tutto l’universo. Grazie ai suoi poteri vivificanti, essa è responsabile del risveglio della natura stessa durante la primavera. La divinità diventa, dunque, la personificazione del principio generatore che sta alla base della dottrina epicurea. Secondo questa dottrina, a cui Lucrezio aderisce, la totale assenza di dolore può essere conseguita rinunciando al potere,  alla politica e a tutti quanto non è essenziale per riconoscere, invece,  un ruolo predominante ai bisogni naturali.
A nessuno di noi è negato di risvegliarsi da un periodo di sofferenze: è possibile liberando la mente da bisogni non del tutto necessari, arricchendosi della bellezza che risiede nelle cose più semplici che ci circondano e apprezzando ogni momento quotidiano senza divenire schiavi delle abitudini. La Primavera è il momento più opportuno.
Lo stesso Orazio, noto per la sua riflessione riguardo allo scorrere inesorabile del tempo e per il suo invito a godere di ogni attimo della vita, nelle sue "Satire", afferma che la bellezza della primavera induce l'uomo al ritorno alla vita, ad un suo vero e proprio risveglio e al raggiungimento di uno stato di quiete.
Una visione della stagione primaverile a tinte meno limpide è rintracciabile nella raccolta ottocentesca "Primo vere" in cui D'Annunzio intende raccontare l‘età giovanile nella quale, per la prima volta, conosce le gioie della vita e dell'amore. Nel "Sogno di un mattino di primavera", il poeta racconta la dolorosa e appassionante vicenda di Isabella, in un'atmosfera sospesa tra il sogno, la follia, l'angoscia e la morte.  In questa poesia, la rinascita della primavera è il cardine attorno al quale tutta la sua storia ruota: dopo aver tenuto su di se' per tutta la notte l'amante agonizzante che il marito le ha massacrato tra le braccia, Isabella, in un mattino di primavera, ha un nuovo sogno che promette felicita' e una diversa e nuova vita tra le piante in fiore del giardino.
Di fronte ad un periodo buio, ognuno di noi dovrebbe rendersi consapevole che, prendendo nuovamente in mano le redini della propria vita, respirando un’aria nuova, riscoprendo l’aspetto più naturale ed elementare della nostra essenza, è possibile ricominciare a godere della semplicità  e delle emozioni che può donarci un paesaggio naturale in sboccio e che la rinascita è sempre possibile anche dopo il gelo di un lungo inverno. Solo riscoprendo il potere primitivo  della rinascita e della vita della natura,  può trionfare in noi il Vero che abbiamo dentro e la nostra voglia di sorridere alla vita.
Non meno frequentemente della necessità di una rinascita personale, ci capita di avvertire il bisogno di una nuova Primavera anche per la società in cui viviamo.
Su questo aspetto si sofferma lo scrittore e poeta francese émile Zola. Il titolo della sua opera "Germinale” indica un mese del calendario rivoluzionario corrispondente all'inizio della primavera che, secondo l'autore, corrisponde ad un'epoca di rinascita, di fioritura, di germogli e di nuove foglie. La primavera agognata è quella dell'uguaglianza tra tutti i lavoratori: i germogli e la fioritura delle piante diventano la metafora della rivolta operaia.
Secondo lo scrittore francese, il dolore dell’uomo si agita non solamente nel mondo interiore ma soprattutto a livello sociale e lavorativo; riuscendo a realizzarsi e a dare una forma significativa alle sue ambizioni, il singolo può rialzarsi dalle misere condizioni nelle quali si trova verso un’esistenza più piena.
Come si vede, ogni uomo ma anche ogni tempo richiede una diversa rinascita e il risveglio di diverse energie. Qual è la Primavera di cui noi abbiamo bisogno? Come possiamo accelerarla?  
La speranza è il raggio di sole che può guidarci e che non si deve mai abbondare.  Ogni sofferenza, qualunque sia la sua natura o la sua origine, merita di essere ascoltata e superata grazie alle proprie forze e alla propria energia vivificatrice; non bisogna mai rimandare una possibile soluzione per paura di essere sconfitti. Non c'è una soluzione certa né un tempo prestabilito per tornare a sorridere ma solamente la sicurezza che questo accadrà: come dice Shan infatti "La primavera dell’anima arriva quando vuole, non segue una stagione, ma dà i suoi frutti quando un cuore si risveglia allo sbocciare di una nuova emozione".

 
 
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